Camp Gros Martinenga, l’eleganza di Barbaresco (1)

di Francesco Annibali 01/04/20
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Tenuta Cisa Asinari dei Marchesi di Gresy - panorama

Quattro chiacchiere con Alberto di Gresy, deus ex machina delle Tenute Cisa Asinari dei Marchesi di Gresy in Barbaresco.

Sarà l’origine nobiliare, sarà che il loro vigneto migliore, il Martinenga, è di loro proprietà esclusiva (per dirla in francese un monopole), ma le Tenute Cisa Asinari dei Marchesi di Gresy non saltano automaticamente nella testa degli appassionati. Eppure l’azienda sta nel ristretto olimpo, l’ultimo piano, il non plus ultra di Barbaresco.

Un dato su tutti: il vigneto Martinenga è talmente reputato che fino a qualche decina d’anni fa i prezzi delle sue uve costituivano il parametro per l’uva nebbiolo da Barbaresco sul mercato di Alba. Per non parlare della Tenuta: stupenda, da sola vale un viaggio.

La Tenuta Cisa Asinari dei Marchesi di Grésy risale alla fine del XVII secolo. La vinificazione in proprio incominciò nel 1973 grazie ad Alberto di Grésy che, con i figli Alessandro e Ludovica, continua oggi a dedicarsi all’azienda. 

Dicevamo del Martinenga: un vigneto di 25 ettari, dei quali 12 disposti in uno splendido anfiteatro naturale esposto a sud. La complessità microclimatica e la particolare conformazione del terreno, ricco di tufo e marne azzurre delle Langhe, donano ai vini un’armonia e un’eleganza senza pari, anche nelle annate più difficili.

Grazie ad un terroir straordinariamente multiforme e alla sensibilità del nebbiolo, l’azienda ha assecondato le naturali diversità interne al vigneto individuando al suo interno due ulteriori selezioni: Gaiun e Camp Gros, che dalle estremità opposte dell’anfiteatro danno vita alle più alte espressioni di Martinenga. Il Camp Gros viene prodotto dal 1978, il Gaiun dal 1982.

Martinenga è una delle menzioni più famose e suggestive di tutta la denominazione e, come dicevamo, è l’unica ad essere interamente proprietà di un solo produttore. Il vigneto Camp Gros è una singola porzione di circa 2.5 ettari all’interno della MGA Martinenga. Si trova all’estremo est del vigneto, e si presenta con una giacitura collinare con un’altitudine intorno ai 250 metri di altitudine, con un’esposizione sud-ovest.

Doctorwine: Quali sono le principali caratteristiche della Martinenga?

Alberto di Gresy: Il suolo è calcareo, caratterizzato quasi interamente da strati marnosi con poca sabbia ed i terreni presentano una percentuale importante di sedimenti fini, limo e argilla. I filari sono disposti a giropoggio; la forma di allevamento è una controspalliera con potatura a guyot semplice. Il vigneto è caratterizzato da viti di circa 50 anni di età piantate sul portainnesto kober5bb. La differenza del Camp Gros dal resto della Martinenga è data dal particolare microclima esistente e dalla diversa lettura e quindi espressione del nebbiolo.

DW: Quali sono i principali procedimenti in cantina?

AdG: Le uve, già selezionate in vigna, vengono ulteriormente selezionate a mano mediante un nastro di cernita, diraspate, pigiate, pompate nelle vasche inox di fermentazione. La fermentazione alcolica avviene a cappello emerso a temperatura controllata intorno ai 26°, effettuando periodici rimontaggi e delestage. Al termine della fermentazione la macerazione prosegue a cappello sommerso per un periodo che varia dai 25 ai 45 giorni in relazione all’annata. La fermentazione malolattica prende l’avvio spontaneamente in vasche di cemento ad una temperatura di 20°. Il Barbaresco Camp Gros Martinenga Riserva viene affinato per circa un anno in barrique di rovere francese (nuove e non) e successivamente in botte di rovere di Slavonia per circa un anno e mezzo. Poi imbottigliamento e affinamento di ulteriori due anni in vetro.

DW: Alcuni osservatori sostengono che con il cambiamento climatico in atto sia forse più sensato porzionare il vigneto della Langhe per altitudine. Lei cosa ne pensa?

AdG: Non so se sia più sensato, credo che potrebbe essere una strategia corretta senza esagerare con impianti troppo in alto principalmente per quanto riguarda cultivar con un ciclo fenologico lungo. Nel comune di Barbaresco il picco di altitudine è di circa 300m (se non mi sbaglio), e siamo tutti molto contenti dei risultati ottenuti dalle ultime annate.

DW: I Barbaresco di Gresy sono tra i più sobri ed eleganti della denominazione, senza essere mai rilassati. Un classicismo senza tempo, estraneo alle mode: assaggiandoli è praticamente impossibile classificarli come moderni o tradizionali.

AdG: Abbiamo lo stile che ci è consentito avere dalla vigna. La nostra fortuna è che si tratta di Martinenga, tra le menzioni geografiche più eleganti e riconosciute dell’intera denominazione, che grazie al suo terroir multiforme ci regala diverse espressioni del territorio. Non direi che il nostro stile è mutato negli anni, continuiamo ad avere grande passione, rispetto della tradizione, della natura e delle varietà. L’obiettivo enologico è sempre lo stesso: vogliamo riuscire a portare in bottiglia la grande classe del nostro vigneto, producendo vini di altissimo livello qualitativo.

DW: Nelle principali zone vinicole del mondo il ruolo delle famiglie nobiliari è quasi sempre quello di proporre uno stile di vino classico. Questo è anche l’obiettivo per il futuro della Marchesi di Gresy?

AdG: Non so se il fattore nobiltà si traduca in stile classico; senz'altro queste famiglie hanno la grande fortuna di tramandarsi da generazioni appezzamenti storicamente vocati. La vigna ha una sua identità, il produttore ne è consapevole e non può che ascoltare, capire e rispettare queste peculiarità.

DW: Le nebbie, i tartufi, Veronelli, la grandezza del Nebbiolo. Non crede che questo immaginario estremamente impegnativo, di cui la Langa è imbevuta, possa costituire un’arma a doppio taglio per il futuro e più in genere per i semplici appassionati?

AdG: Assolutamente no! Credo che tutto ciò possa solo essere un ottimo motivo per invogliare i semplici appassionati a venire a vedere con i propri occhi lo splendore della nostra terra e a scoprirla in tutte le sue sfumature ed espressioni. E sono tra l’altro gli stessi motivi che spingono le persone a tornare. Le Langhe sono magnetiche! Siamo davvero fortunati.

DW: Cosa significa fare agricoltura di qualità nelle Langhe nel 2020?

AdG: Fare agricoltura nelle Langhe oggi significa avere sempre più rispetto della natura, in particolare dell’ecosistema viticolo cercando di interpretare al meglio l’andamento climatico dell’annata al fine di mantenere inalterate le caratteristiche varietali delle singole cultivar. 

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