Nittardi, se il vino è arte (2)

di Stefania Vinciguerra 12/10/16
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Nittardi, se il vino è arte (2)

E veniamo oggi ai fuochi d'artificio. Perché della verticale di cui raccontavo ieri. i vini migliori sono quelli di cui parlo oggi. Sono due vini molto diversi tra loro, il primo - il Chianti Classico Riserva Selezionata Nittardi - con l'austerità e la freschezza del sangiovese, il secondo - il Nectar Dei Maremma Toscana Igt -  con la rotondità e la potenza dei tagli bordolesi mediterranei.

E veniamo alle tappe principali nella vita di questi due vini, partendo dalla Riserva di Chianti Classico. Prima annata prodotta la 1985, in maniera un po' pioneristica. Con il sangiovese c'era un 10% di altre uve e la maturazione era tra il cemento e il castagno, ovviamente botti grandi. Il primo cambiamento vero è del 1995, quando si utilizza la nuova cantina e si sperimentano le prime barrique. Nel 1999 entra nel blend un saldo di merlot e si passa all'uso esclusivo delle barrique, gradualmente sostituite dai tonneau da 500 litri, fino ad arrivare alla fisionomia attuale: sangiovese con 5% di merlot, tonneau per 24 mesi, ulteriori 6 mesi in cemento, quindi bottiglia.

Prima annata del Nectar Dei il 2003, che corrisponde alla prima vendemmia nella nuova proprietà maremmana. Concorrono alla produzione 6 varietà, in percentuali molto diverse. La base fin dall'inizio è il cabernet sauvignon (tra il 40 e il 60%) con una buona percentuale di syrah (inizialmente 20%), diminuito gradualmente fino al 10% attuale. Percorso contrario per il petit verdot, che da una quota minoritaria è salito al 20% attuale; sostanzialmente stabile il merlot. La particolarità di questo vino è data alla presenza di arinarnoa, un incrocio tra merlot e petit verdot dall'alta concentrazione di polifenoli, che si aggira intorno all'8%, e dal minimo saldo di tannat, per la potenza dei tannini. La maturazione è in barrique, nuove per un terzo. Negli ultimi anni è iniziata la sperimentazione dei tonneau per syrah e petit verdot. Peter Femfert non esclude, per il futuro, l'ingresso nel blend di un tocco di sangiovese, per aggiungere freschezza e bevibilità.

E veniamo adesso alle annate dei due vini che mi sono piaciute di più. Del Chianti Classico ne ho scelta una per decade, per il Nectar Dei quelle che a mio gusto erano le migliori. Per la cronaca, le bottiglie erano magnum.

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