Le annate piccole

di Daniele Cernilli 06/07/20
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gelata in vigna

La storia dei nostri vini ci insegna che un’annata media o scarsa in una regione può essere stata molto diversa altrove e non si dovrebbero mai fare generalizzazioni.

Checché ne dica Oscar Farinetti, il nostro anno di nascita, il 1954, non è fra quelli da annoverare fra le grandi annate per il vino. Devo dire che stranamente in quell’anno sono nati alcuni fra i più brillanti protagonisti della scena enologica italiana, da Silvio Jermann a Carlo Ferrini, da Peter Dipoli a Mario Pojer, da Renzo Cotarella a Pio Boffa. E poi Emanuela Stucchi Prinetti, Marilisa Allegrini, Maria Teresa Severini Lungarotti, Ruenza Santandrea, Federico Carletti, ma cito a memoria e mi scuso con chi avessi dimenticato. 

Farinetti sostiene di avere alcune bottiglie di Barolo di Borgogno del’54 che sono straordinarie, e non voglio minimamente mettere in dubbio la cosa. Sta di fatto che sarebbero più uniche che rare, visto che quella vendemmia fu, a detta di molti, un mezzo disastro. Ma di annate del genere ce ne furono molte altre negli ultimi decenni. 

Tra i miei più lontani ricordi potrei citare il 1972, una stagione piovosa e fredda, dalla quale si salvò poco o nulla. Di sicuro il Sassicaia, che forse in virtù del suo “stellone” ne venne fuori alla grande. Poi il 1984, che vide però qualche nervoso bianco friulano e delle notevoli versione di Barolo di Bartolo Mascarello, di Enrico Scavino e di Luciano Sandrone. Forse il 1987 fu un po’ meglio, tra i rossi era ottimo il Brunello di Montalcino di Giulio Salvioni e il Barolo Riserva Monfortino di Giovanni Conterno, tra gli altri. Ma qualche bianco di valore ci fu, come lo Chardonnay di Ronco del Gnemiz, il Vintage Tunina di Jermann e il Ronco di Corte dell’Abbazia di Rosazzo. Le brume del 1992 colpirono duro di nuovo, ma i Montepulciano d’Abruzzo di Valentini e il Villa Gemma di Masciarelli furono spettacolari, e il Franciacorta Dosage Zero di Ca’ del Bosco era un sogno. 

Andiamo avanti e approdiamo a un altro annus horribilis almeno per il vino, il 2002. Altra vendemmia piovosa e difficile, con qualche bianco molto interessante, come il Pinot Bianco Vorberg Riserva di Terlan e una magica Ribolla Gialla di Josko Gravner, lo Chardonnay Cuvée Bois di Les Cretes. Poi il solito Sassicaia che nelle annate piccole va sempre alla grande, e un’altra magica versione di Barolo Monfortino, che riesce a fare lo stesso. E arriviamo quasi ai giorni nostri con il 2014, che molti ricorderanno perché è passato poco tempo. Un anno senza estate, che ebbe una piccola ripresa verso la metà di settembre salvando alcuni rossi da uve tardive ma creando mille problemi agli altri. Mentre sui bianchi andò meglio, e ci furono, ad esempio, versioni magnifiche di Verdicchio Villa Bucci e di Cervaro della Sala. Per i rossi sta uscendo una versione strepitosa sempre di Monfortino, ma avremo modo di parlarne anche sulla nostra Guida Essenziale, vedrete. Poi, sempre la 2014, è stata un’ottima annata in Sardegna e in parte della Sicilia, sull’Etna in particolare ma non solo. Così il Cannonau Barrosu Franzisca di Montisci è magnifico e lo stesso è il Faro Palari. 

Finisco questo excursus con una considerazione. L’Italia è un Paese con delle diversità climatiche molto pronunciate. Ciò che può essere stata un’annata media o scarsa in una regione può essere stata molto diversa altrove e non si possono mai fare generalizzazioni. Poi ci sono produttori particolarmente bravi che riescono a fare molto bene anche in presenza di situazioni difficili, limitando le produzioni, magari, o facendo particolare attenzione con una visione “sartoriale” della viticoltura. Anche in annate minori possono proporre vini eccezionali. E qui ne trovate nominati un bel po’. Se volete aggiungerne altri siamo qui.





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