Se la Stampa non è specializzata

di Stefania Vinciguerra 05/10/12
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Se la Stampa non è specializzata

Peccato, un vero peccato. Noi appassionati di vino sappiamo bene che la cosiddetta "stampa generalista", quella dei quotidiani o dei settimanali di informazione per intenderci, raramente parla di vino. E, cosa ancora peggiore, quando ne parla è quasi sempre per gridare allo scandalo, dal metanolo a velenitaly a brunellopoli. Difficile che le buone notizie di questo mondo (e ce ne sono, basterebbe volersi informare) facciano - mi si perdoni il gioco di parole - notizia.

Bene, oggi una notizia c'era, almeno per il quotidiano La Repubblica che, essendo dello stesso gruppo editoriale, annuncia a tutta pagina l'uscita della guida I Vini d'Italia 2013 dell'Espresso. A pagina 49, il giornalista Marco Trabucco parla della guida, ne sottolinea la sua voce fuori dal coro e dà la parola ai due curatori Fabio Rizzari ed Ernesto Gentili: insomma, fa un buona presentazione del prodotto, ricordando che da oggi è in edicola. Siamo un po' al limite del pubbliredazionale, ma questo solo a voler guardare il capello. Siamo ben felici che un grosso quotidiano si ricordi che in questo periodo dell'anno vedono la luce le diverse guide dei vini, frutto del lavoro di molti mesi di un folto gruppo di degustatori e di giornalisti. E pazienza se parla dell'uscita di una sola di queste guide, senza minimamente accennare al fatto che sul mercato ce ne sono molte. Peccato veniale. Il nostro disappunto non è legato a quello.

Accanto all'articolo sono evidenziati i vini premiati, quelli che hanno raggiunto l'eccellenza, "la classifica". Si parte dai 20/20 del Brunello di Montalcino Riserva 2006 di Poggio di Sotto per scendere ai 19,5/20 di altri due vini: il Barbaresco Montefico Vecchie Vigne 2007 di Roagna e il "Barbaresco d'Alceo 2008 del Castello di Rampolla". Barbaresco? Ma siamo tutti impazziti? Quella del Castello di Rampolla è una storica azienda chiantigiana e il vino in questione è un Toscana Igt. Può mai essere un piemontesissimo Barbaresco? E' vero, i refusi sono sempre possibili, ma questo più che un refuso è un madornale errore, che un quotidiano affermato come Repubblica non dovrebbe fare.

Con una certa amarezza aggiungo che bastava ben poco per non farlo... bastava chiedere a uno dei due curatori della guida, che sono anche colleghi di chi ha impostato il pezzo, di rivedere le bozze. Ma qui entra in campo la solita supponenza di una certa stampa che si ritiene al di sopra della stampa specializzata, soprattutto di quella enogastronomica. "Noi siamo giornalisti veri, voi sempre in giro a bere e a mangiare".

Sarebbe forse il momento che tutti si rendessero conto che anche parlare seriamente di vino o di cibo è un lavoro giornalistico, che richiede la stessa professionalità, voglia di informarsi in prima persona e di verificare le fonti che è alla base della deontologia di chiunque faccia informazione.





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